L’Ambulante, il Giallo e Peter Handke

L’ambulante (1967), di Peter Handke. Guanda (2017). 170 pagine, 16 euro.

Peter Handke in una recente intervista ha ricordato che quando ha scritto l’ambulante (la storia di un ambulante che assiste a due omicidi) il romanzo giallo non era di moda come adesso. Lui leggeva Chandler, Simenon: gli piacevano. Oggi tutti scrivono gialli, saghe criminali:  e non li sopporta. Autori e romanzi. Non gli piacciono più. Ma che cos’è l’ambulante?

E’ un libro doppio. La storia di un ambulante che assiste a due omicidi è alternata con un saggio sul giallo. Sulle tecniche del giallo. Sul significato di un romanzo giallo. Sul perché di un romanzo giallo. Handke sta in equilibrio tra  un racconto, un saggio sul giallo, una parodia dei tic dei gialli (accadono sempre le solite cose, i libri gialli sono tutti uguali e noiosi allo stesso modo), una riflessione sul movimento tra l’ordine e il disordine, ovvero tra la vita e la morte. D’altra parte nei gialli non può mancare chi muore e chi dà la morte. Che giallo sarebbe?

“La storia prende le mosse da un personaggio che capita sempre per caso e non è mai della partita. Il sopraggiungente vede le cose situate sul luogo dell’azione per la prima volta. Tutto gli appare nel migliore e nel più bello degli ordini. L’ordine è tanto evidente da dover essere descritto. E’ l’ordine più meticoloso possibile… la descrizione dell’ordine è soltanto in funzione di quella del disordine che si crea con il primo delitto.”

Una scrittura impegnativa ma attraente

Saggio e racconto non sono di facile lettura. Non sono più abituato a sperimentazioni, a parole che non scivolano via, a sequenze di proposizioni  corrette da editing implacabili che vogliono scorrevolezza, facilità, immediata comprensione. Facile commozione. Ma l’esperienza di questa lettura è esaltante, l’equilibrio ironico con cui Handke indaga i meccanismi del giallo sono, a tratti, esilaranti. Poi lui si diverte a maltrattare la propria ironia.

“Al tentativo di giungere dall’enorme numero iniziale delle possibilità all’unico fatto possibile interrogando le persone ed esaminando gli oggetti, fa riscontro il tentativo di restare invece nell’enorme numero delle possibilità, o almeno di impedire la limitazione all’unico fatto possibile…”

Il virgolettato che ho riportato finora è della parte saggistica. Intanto la vicenda dell’ambulante prosegue, ermetica. Non mi pare sensato raccontarne la trama e i personaggi. Che non esistono o sono difficili da individuare… ma proseguendo nella lettura si sente la paura, l’ansia. Parodiando un giallo, rendendolo quasi illeggibile, Handke dà al suo coraggioso lettore le emozioni che ogni giallo ambisce a dare (e che spesso, ahinoi, non riesce a dare).

“Con tutte le sue forze cerca di inspirare ancora una volta. Sta morendo e si finge morto. Parlano di lui come di un oggetto. Graffia! Muore come quando le stringhe, camminando, si allentano. Se avesse nevicato, ora avrebbe smesso di nevicare.”

Il premio Nobel

Non entro nel merito delle polemiche sulla attribuzione del premio Nobel, polemiche che sono state sia letterarie che politiche. Per me l’ambulante è un libro sicuramente da non perdere, come altri di Peter Handke. Il finale (della parte saggistica) mi fa pensare che il romanzo giallo con il suo movimento da ordine a disordine a ristabilimento dell’ordine grazie allo svelamento del mistero, alla cattura dell’assassino e così via, sia un genere molto letto perché molto rassicurante. Conformista. Non temete, dice il giallista ai suoi lettori: tutto torna al suo posto. Fino alla prossima inchiesta.

“Quando il caso non esiste più, la storia gialla rientra nella realtà. Per dare una idea della realtà, se ne enumerano ancora una volta gli aspetti quotidiani. Si fa vedere che non ha più storia. Tutto è in ordine, e quello che non è in ordine non viene più descritto. La deviazione rappresentata dal delitto è stata eliminata. Tutto si ritrova al proprio posto o si muove nella propria direzione. Appena chiarito, il delitto è trascorso da tanto tempo che non è più vero.”