occorrerebbe limitarsi a raccontare solo ciò che è senz'altro accaduto...

La Tregua, di Mario Benedetti. Il romanzo perfetto di un poeta.

La Tregua (1959), di Mario Benedetti. Edizioni Nottetempo (2014), 240 pagine, 15 Euro

Martin Santomè si presenta senza ricercatezze o affettazioni: mi viene incontro un uomo ordinario, comune, e mi fa subito capire che racconterà una storia ordinaria. Ha quarantanove anni ma gli mancano solo sei mesi alla pensione (bei tempi?). Siamo a Montevideo, alla fine degli anni cinquanta.

“Sono almeno cinque anni che calcolo quotidianamente quanto mi resta da lavorare. Ho davvero così bisogno di non fare niente?”

Martin inizia il suo diario l’11 Febbraio e lo chiude il 23 Settembre. Poi ci saranno un’altra manciata di giorni dopo una sospensione di sei mesi. Abito la sua casa, conosco i figli, i colleghi di ufficio. Soprattutto Avellaneda, con cui lavora quotidianamente a noiose verifiche contabili.

“Non è una bellezza. Bè, il sorriso però non è niente male.”

Personaggi Straordinari

Ci sono personaggi straordinari protagonisti di storie straordinarie (i supereroi?), personaggi straordinari intrappolati in storie ordinarie (Napoleone che si innamora della sua cameriera),  personaggi comuni che vivono storie straordinarie (nei gialli, nei noir, negli horror…). Mario Benedetti (1920-2009) ci propone con “La Tregua” un personaggio comune che vive una storia ordinaria. L’attesa per la pensione, la noia, l’innamoramento. All’inizio non sapevo cosa pensare di Martin (è simpatico? C’è qualcosa di me in lui? Io al lavoro ho questi stessi sentimenti? Chi è la mia Avellaneda?) poi mi sono lasciato andare al suo cortese, disteso diario. Al tema della noia e del tempo. Al vento che si infila nelle strade. A scoramenti e conforti. A una scrittura poetica essenziale. E Martin Santomè è diventato una compagnia necessaria. Così sono le opere letterarie compiute, senza aloni, errori, inverosimiglianze: le opere classiche. Mario Benedetti ha scritto una grande parabola sul destino, non solo una storia umana e vera. Trama semplice e chiara, personaggi concreti, temi ben individuati. Scrittura accurata, distesa, lirica. Grande capacità di spostare una vicenda ordinaria e quotidiana nell’universale senza tempo.   Un libro da non perdere.

Il finale

Il finale?  Ci dirà tutto, Martin. Proprio tutto. Ma qui posso solo riportare le ultime tre righe:

“Con l’ufficio è finita. Da domani, e fino al giorno della mia morte, il tempo sarà ai miei ordini. Dopo tanta attesa, questo è l’ozio. E che ne farò?”



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